Competenze manageriali: quali sono e come svilupparle

Quali sono le competenze manageriali più importanti per guidare te stesso o un’azienda? Scoprilo leggendo fino in fondo questo articolo.

“L'85% del successo nel lavoro dipende dalle soft skills, il 15% dalle competenze tecniche”. Harvard University Condividi il Tweet

competenze manageriali

In questo articolo rispondo alla domanda: “quali sono le soft skills necessarie per il management?”.

Da qui alla fine scoprirai:

  • quali sono i due macro tipi di management,
  • le competenze manageriali necessarie per i due tipi di management,
  • come sviluppare queste competenze.

Parto con una confessione.

Quando ho visto questa domanda mi sono eccitato perché le soft skills e il management sono state le mie prime passioni.

Mi hanno spinto a lasciare una carriera avviata in banca per trasferirmi a Londra, ricominciare daccapo, sviluppare competenze manageriali e poi formazione e sviluppo di risorse umane (che si fa con le soft skills).

Ma andiamo avanti rispondendo alla domanda.

Se preferisci c’è anche il video….

I due macro tipi di management

“Management è fare le cose bene, leadership è fare la cosa giusta” P. Drucker Condividi il Tweet

Per rispondere occorre precisare che ci sono due macro tipi di management.

C’è il:

  • management strategico, che ha a che fare con la leadership (nel senso di guidare),
  • e il management operativo, che ci porta a gestire persone, progetti, processi che son funzionali al management strategico.

Adesso andiamo ad approfondire meglio.

Competenze manageriali per il Management strategico

Partiamo dal management strategico.

Il management strategico ha a che fare col guidare:

  • un perimetro organizzativo,
  • un’azienda,
  • un business e
  • le relative persone.

Guidarle dove?

Ad un futuro di crescita benessere e prosperità.

Quindi il management strategico ha a che fare con il definire una visione del futuro che porta a:

  • crescita,
  • benessere e
  • prosperità. 

Dopodichè bisogna definire e sviluppare i fattori critici per il vantaggio competitivo.

Il vantaggio competitivo è quella roba che più ne hai:

  • più l’azienda prospera,
  • più le persone crescono e stanno bene,
  • meno stress hai.

Tendenzialmente questa è l’equazione.

Poi chi fa il mestiere del leader, quindi si occupa di management strategico e della strategia, deve definire le “milestone”, cioè le pietre miliari che conducono a quella visione del futuro.

Spesso in aula quando introducevo questo concetto, che è una parte fondamentale del mestiere del leader, molte volte veniva fuori il tema del carisma. 

C’è questa concezione che per essere efficaci nella leadership del management strategico serva il carisma.

Diciamo che il carisma non guasta, però prima di tutto serve un’accurata percezione della realtà.

E che vuol dire?

È vedere le cose come stanno.

Noi vediamo la realtà non tanto come è, ma la vediamo in base agli schemi mentali che adottiamo.

Quindi la prima cosa cui prestare attenzione non è sviluppare il carisma, ma è sviluppare una visione della realtà accurata, oggettiva.

E come si fa?

Ne ho parlato in un podcast che parlava di innamoramento e vantaggio competitivo

Sostanzialmente c’è un’espressione popolare che dice che l’occhio del padrone ingrassa il cavallo. 

È una metafora della percezione, cioè come noi vediamo le cose.

In questo caso il cavallo, se è il nostro, lo vediamo:

  • più grosso,
  • più pasciuto,
  • più veloce.

Noi, me compreso, vediamo il nostro prodotto, servizio:

  • più bello,
  • più interessante,

di quello che effettivamente è. 

C’è un altro meccanismo psicologico chiamato proiezione per cui noi pensiamo che i nostri clienti desiderino ciò che noi consideriamo importante.

Non è proprio così.

Questo viene chiamato egocentrismo, cioè vedere la realtà in funzione di come la vediamo noi.

Invece nel vantaggio competitivo conta capire come vedono la realtà quel gruppo di persone chiamate clienti, potenziali clienti.

Questa è la prima competenza manageriale per avere un buon vantaggio competitivo, è la soft skill principale per il mestiere del leader e quindi per il management strategico.

Laddove manca questa competenza si ha una percezione della realtà che è distorta e si guidano le persone nella direzione sbagliata.

Mi fai un esempio? 

Ad esempio, con una percezione non accurata, non si vedono i concorrenti.

Un esempio famoso è quello di Blockbuster, non vedeva che le nuove tecnologie avrebbero portato nuovi concorrenti.

Non vedendo, quindi non avendo un’accurata percezione della realtà, sono andati a sbattere e hanno portato con sé:

  • la mancanza di crescita,
  • la mancanza di benessere e
  • la mancanza di prosperità

di tutte le persone che venivano guidate da chi faceva il manager strategico in quella azienda.

Tutto questo riguarda la competenza di consapevolezza interiore, ovvero vedere la realtà per come è.

È necessaria ma non è sufficiente, occorre anche avere una buona focalizzazione.

Steve Jobs ci insegna che la focalizzazione è dire di no alle cose, dire di no a tante cose, per dire sì a poche cose.

Ma questo nel linguaggio corretto si chiama assegnare le corrette priorità.

Poi, in base alle priorità, si definiscono le azioni e le azioni vengono messe in sequenza per non fare delle cavolate.

Ad esempio, se metti la pizza in forno prima di farla lievitare non viene un granché, questo è il concetto di sequenza.

La soft skill in questo caso si chiama organizzazione e planning.

Poi un’altra delle competenze manageriali chiave per chi si occupa di management strategico, quindi chi deve:

  • definire la strategia,
  • guidare altre persone,
  • vedere tempestivamente gli errori per correggere la rotta,

si chiama autosviluppo.

E’ una competenza chiave che più è sviluppata, più si vedono per tempo gli errori, più vedi per tempo gli errori e più puoi correggere il tiro.

Quindi anche qui, se i signori di Blockbuster avessero visto per tempo che stavano facendo un errore e se avessero soprattutto ammesso l’errore, probabilmente avrebbero risparmiato tanti dolori alla loro azienda.

Stessa cosa per Kodak.

Nella cultura italiana ammettere gli errori è un po’ antitetico al carisma, quindi attenzione a questo carisma che te la può mettere in quel posto.

Riassumendo, per adesso abbiamo parlato di:

  • management strategico,
  • visione del futuro,
  • sviluppo del vantaggio competitivo, 
  • pianificazione,
  • implementazione.

Competenze manageriali per il Management operativo

Ora andiamo a vedere il management operativo.

In sostanza, management operativo è gestire, mentre management strategico è guidare.

E cos’è che si gestisce?

Si gestiscono:

  • le attività, 
  • e le risorse

per realizzare risultati che portano a quelle famose pietre miliari (milestone), che portano poi alla visione del futuro.

Poi si gestiscono anche le persone.

Le persone in particolare si portano a spasso:

Quindi la gestione delle persone è di fatto gestire schemi mentali, bisogni valori e passioni e l’Ego Infantile delle persone.

Un’altra cosa che bisogna fare è imparare dagli errori e aggiustare il tiro.

Per presidiare efficacemente queste cose servono diverse soft skills chiave.

E quali sono?

Son sempre quelle.

Consapevolezza interiore che ha a che fare con:

  • gli schemi mentali,
  • bisogni valori e passioni e
  • l’Ego Infantile.

Organizzazione e planning che ha a che fare con verificare e organizzare le attività.

Autosviluppo che ha a che fare con:

  • imparare dagli errori e
  • aggiustare il tiro.

Si ma dove parto per sviluppare queste competenze manageriali?

Cosa puoi iniziare a fare per sviluppare competenze manageriali

Il consiglio qui è di andare per gradi. 

Se prendiamo il management strategico, può essere applicato

  • a guidare un business,
  • a guidare altri o
  • a guidare sé stessi,

il consiglio che io do è di partire guidando sé stessi.

Io quando ho progettato e gestito il master in management per gli alto potenziale di una multinazionale, ho seguito questa scaletta.

Il master durava 18 mesi, l’investimento che faceva l’azienda era di qualche soldino per formare queste persone in modo tale da portarli, diciamo così, a maturazione anziché in 6-7 anni, in 3-4 anni.

A quello serviva il master.

E il master aveva tre moduli,

  • il primo era guidare sé stessi, 
  • il secondo era guidare altri e poi
  • il terzo guidare un business.

Perché?

Perché se impariamo a guidare noi stessi con maggiore efficacia, che vuol dire:

  • capire il mondo interiore,
  • gestire l’Ego Infantile,
  • pianificare e organizzare,

è un po’ più facile poi dopo gestire:

  • gli Eghi Infantili degli altri,
  • i loro bisogni, valori e passioni

e poi gestire quelli di un business.

Quindi il consiglio è di partire dal self management.

Partire dal self management strategico, che significa guidare sé stessi a realizzare la propria visione del futuro.

E poi il self management operativo, che significa che una volta che ho capito:

  • dove voglio andare,  
  • quali sono le tappe principali per andarci,

gestisco:

  • le mie attività e
  • le mie risorse (tempo, energia, attenzione, competenze e il mitico marmocchio: l’Ego Infantile che mette i bastoni tra le ruote).

Quindi il self management è:

  • definire la visione del futuro,
  • sviluppare i fattori critici di successo del proprio potenziale,  
  • definire le tappe principali per arrivare alla visione,
  • pianificare e svolgere attività,
  • gestire l’Ego Infantile e
  • soprattutto imparare dagli errori.

Perché “soprattutto”?

Perché uno può definire e pianificare, ma la vita ci presenta delle sorprese.

In più non è che possiamo azzeccare tutto, quindi gli errori sono parte del processo: prima li vediamo, prima li aggiustiamo

Prima li aggiustiamo, prima torniamo in carreggiata, in direzione della nostra destinazione.

Io ti do un consiglio per gli acquisti.

Destinazione … Successo

Se vuoi, se desideri approfondire questi temi, il consiglio per gli acquisti è il libro Destinazione Successo dove si parla sostanzialmente di questi temi.

Si parla di come applicare le competenze manageriali, che sono più pensate:

  • per le aziende,
  • per grandi leader,
  • per grandi manager e

applicarlo invece a sé stessi.

In più investendo sul libro hai accesso gratuito:

  • al manuale online con contenuti bonus,
  • al questionario per misurare la taglia del tuo Ego Infantile e
  • allo spazio per farmi domande sui temi del libro.

Poi se tu sei un imprenditore, sei un manager, vedrai che lavorare prima di tutto sul guidare te stesso, ti aiuterà poi nel guidare altre persone e nel guidare un business.

Quindi io mi auguro di ritrovati tra i lettori del mio libro Destinazione Successo.

Spero che l’articolo ti sia piaciuto.

Se hai dubbi, domande o considerazioni scrivile nei comenti qua sotto e sarà mio piacere leggerti.

Se vuoi condividere questo contenuto con i tuoi contatti puoi usare i pulsantini colorati social che vedi qua sotto, io te ne sarò grato: è riconoscimento molto gradito per l’impegno che io ed i ragazzi del mio team abbiamo profuso.

In ogni caso ti faccio un grosso in bocca al lupo per la tua crescita, benessere e prosperità.

Alla prossima.

Mirco

Immagini: Unsplash

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