Hai una mentalità vincente? Ecco il primo test da fare per scoprirlo

Ci sono diversi fattori che ti portano ad avere una mentalità vincente. Il primo test è capire se pensi da “dipendente” o da imprenditore (in senso stretto o di te stesso)

“Stai servendo un cliente, non stai scontando una pena. Impara come goderti il lavoro” L. McIntosh Condividi il Tweet

mentalità vincente

Avere una azienda o una partita iva non è di per se sufficiente per essere iscritti nel … “club degli imprenditori”.

Anzi molti “imprenditori” o liberi professionisti sono – all’atto pratico – dei “dipendenti” di se stessi anziché veri e propri imprenditori.

Ciò che da diritto alla “tessera” per entrare nel club è l’atteggiamento o – se vuoi usare un termine inglese che ora va di moda – il mindset: in particolare l’atteggiamento – o mindset – imprenditoriale.

Un mindset che aiuta a sviluppare una più ampia mentalità vincente e che è utile non solo a chi ha una azienda o attività professionale ma anche a chi ha un lavoro dipendente e vuole aumentare la qualità e la quantità dei propri risultati, del proprio livello di benessere, di serenità e di realizzazione.

Bene, è in questa accezione che oggi parliamo della differenza tra imprenditore e dipendente.

Cioè non ci riferiamo all’assetto giuridico per cui un imprenditore è colui che ha un’impresa e il dipendente è il lavoratore dipendente.

Bensì ci riferiamo alla mentalità, al modo di guardare le cose.

Ok vediamo un po’ – in effetti se vuoi c’è anche un video dove espongo il succo del ragionamento che stiamo per fare – i principali tratti che distinguono un approccio da imprenditore da quello da dipendente.

Approccio al lavoro

I primi due tratti distintivi riguardano l’approccio al lavoro.

Come abbiamo già visto precedentemente, l’ossessione dell’imprenditore è quella di creare valore.

E il valore si crea sostanzialmente risolvendo dei problemi.

Per cui la prima distinzione è che:

  • l’imprenditore ragiona per problemi e soluzioni, nell’ottica di creare valore per il cliente
  • il dipendente, invece – in senso stretto o in senso lato – pensa in termini di attività.

Ragionare in termini di attività significa avere il focus sulle attività da svolgere e trattare i clienti più o meno tutti allo stesso modo, tralasciando i problemi e i bisogni specifici del cliente.

In questo modo non si riescono a trovare delle soluzioni specifiche per quel cliente, limitando il suo grado di soddisfazione.

Mentre l’approccio imprenditoriale porta a dare soluzioni diverse a clienti con esigenze e bisogni diversi, ovviamente nei limiti dei vincoli normativi.

La seconda distinzione è una conseguenza della prima.

Come abbiamo appena detto, chi ha un’ottica da dipendente, ragiona in termini di compiti e attività, tralasciando i risultati prodotti.

Per cui il dipendente dice: “mi sono impegnato a fare questo perché dovevo”.

Ma senza andare ad indagare i risultati effettivamente prodotti.

Sostanzialmente il dipendente è soddisfatto quando conclude un’attività e non quando porta dei risultati a seguito dell’attività.

Questo approccio porta a concentrarsi solo sui compiti che si “devono” svolgere e a non mettere a fuoco il problema del cliente.

Di conseguenza, se non intercetti, se non comprendi il problema del cliente, gli fornirai dei risultati che non gli servono.

Per cui ti puoi anche essere sforzato e impegnato al massimo, ma non avrai ottenuto successo.

Questo accade perché diventare imprenditore di successo non deriva dallo sforzo, bensì dai risultati prodotti.

Quindi l’indicatore della creazione del valore non è l’attività che tu svolgi, il compito che “devi” fare, ma i risultati che produci per il cliente.

Di fatto il focus dell’imprenditore è proprio sui risultati.

Per cui l’imprenditore basa i suoi sforzi sui risultati desiderati dal cliente e quindi su ciò che vuole il cliente in base ai suoi bisogni.

Detto in altro modo: se anche una persona “lavora” per 8 ore e al cliente (interno o esterno non importa) consegna risultati da 30 minuti ha prodotto … per 30 minuti e non per 8 ore.

Chi si focalizza sulle 8 ore in questo caso non ha una mentalità vincente.

Perché di persone disposte a pagare per 8 ore una cosa che si produce in 30 minuti non ne trovi tante.

Per cui nel breve “vinci” che vieni pagato 8 ore per fare una roba che vale 30 minuti, ma alla lunga perdi i clienti.

Ecco perché la mentalità da dipendente non è una mentalità vincente.

Effetto del lunedì

L’altra distinzione con cui puoi riconoscere un imprenditore da un dipendente è l’effetto del lunedì.

L’effetto del lunedì è riassumibile nella frase:

Sono abbacchiato perché è lunedì e non vedo l’ora che arrivi il venerdì”.

All’imprenditore, invece, il lunedì non gli fa né caldo né freddo.

Anzi, siccome la domenica ha fatto il punto della settimana precedente e ha capito cosa ha funzionato e cosa no, l’imprenditore è motivato a cominciare in quarta e migliorare le proprie prestazioni, senza ripetere gli errori.

Quindi l’altro sottile indicatore, in termini di atteggiamento, è l’effetto lunedì.

Un altro esempio, che spesso faccio in aula per spiegare qual è la differenza di atteggiamento, è quello del pizzaiolo.

Esagero un po’ per far passare il concetto.

Allora il pizzaiolo “dipendente” è quello che mentre fa la pizza dice:

“Dai, ancora due ore e poi ho l’aperitivo, dai mancano tre ore e mezzo e poi ho il calcetto, ce la posso fare”.

Mentre, il pizzaiolo “imprenditore” dice:

“Mannaggia il pesce gatto ieri m’han detto che la pizza era più buona del solito, cosa potrebbe essere successo? Magari ho fatto lievitare di più la pizza? Sta a vedere, faccio un esperimento perché cavoli, se ieri era più buona, io voglio che continui ad essere così”.

Per cui la differenza è che il dipendente pensa a quello che farà dopo che ha terminato di “lavorare”.

Lavorare è una sorta di peso per chi ha una mentalità da dipendente.

Diversamente chi ha una mentalità vincente pensa da imprenditore e l’imprenditore pensa a come migliorare le cose.

Attenzione, questo non vuol dire che l’imprenditore lavora e basta e non trova degli spazi per sé.

Vuole dire che mentre è nell’assetto lavorativo ha – come visto in questo articolo – l’ossessione della creazione di valore.

Due domande per te

Prima di chiudere, vorrei farti due domande.

La prima domanda

“Ti ritrovi più nei tratti del dipendente o più in quelli dell’imprenditore?”

E se ti va scrivi la risposta nei commenti.

In questo modo fai un “self assessment”, cioè un’autoanalisi, che può essere un ottimo spunto per muoverti e migliorare.

A me è stato molto utile.

Infatti ricordo che per un bel periodo ho subito l’effetto del lunedì e grazie a questa autoanalisi sono riuscito a:

  • mettere a fuoco il mio atteggiamento da dipendente
  • cambiare atteggiamento e cominciare a costruire una mentalità vincente.

La seconda domanda

In questo articolo ti ho parlato degli altri tratti che portano al successo.

Tra questi c’era la passione in ciò che fai.

La seconda domanda riguarda proprio la passione per ciò che fai.

Eccola:

“Da uno a cento quanto sei appassionato del lavoro che fai?”

Ti chiedo questo – e anche in questo caso sarà un piacere leggere una tua eventuale risposta nei commenti qua sotto – perché se hai passione per ciò che fai per te non esiste né lunedì, né mercoledì etc.

C’è l’amore per quello che fai e la passione per quello che raccoglierai.

Attenzione però, questo non vuol dire che ti deve piacere qualsiasi cosa tu faccia, anzi è normale che ci siano delle attività che non ami.

Ad esempio io non amo fare i video.

Preferirei fare una conversazione one to one con le persone, come faccio con i miei studenti di cambia marcia piuttosto che i video.

Quindi fare il video di per sé non mi piace.

A piacermi però, ad appassionarmi, è l’idea che qualcuno che guarda il video abbia un piccolo insight, uno spunto, una comprensione, una consapevolezza, che l’aiuti a migliorare la sua vita.

Ecco, questo quindi è un piccolo spunto estemporaneo sulla confusione “ma quindi mi devo far piacere tutto quello che devo fare? ”.

Ok dopo questa ultima considerazione estemporanea ho terminato.

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Alla prossima.

Mirco

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