Vuoi cambiare lavoro? Non commettere questi errori!

Alzarti per andare al lavoro è sempre più faticoso? Le ore in ufficio non passano mai? Senti sotto sotto che potresti fare la differenza in un altro lavoro? Arrivi a sera insoddisfatto e frustrato? Scegli un lavoro che ami, e non lavorerai un giorno in vita tua. Confucio Condividi il Tweet

voglio cambiare lavoroQuando mi chiedono

 “anche io voglio cambiare lavoro:  tu come hai fatto a trovare il lavoro dei tuoi sogni”?

mi viene in mente Carlos.

Chi Castaneda?

No un ragazzo metà filosofo metà commerciante che gestiva un negozietto a Puerto Escondido.

Ah beh dai …  Perù …. Messico … non ho sbagliato più di tanto ;-).

Infatti ;-). Era il 1999.

Mi ero licenziato dal mio secondo “posto fisso”. Questa volta era a Londra.

Prima di rientrare in Italia e iniziare il mio primo progetto come consulente decisi di regalarmi una vacanza.

Uno giorno ero nel negozietto di Carlos e lui disse una frase sul fatto che gli esseri umani sono “animali” strani, perennemente insoddisfatti.

La farse più o meno diceva così:

“Chi è single vorrebbe essere sposato, chi è sposato vorrebbe tornare single, chi è povero vorrebbe essere ricco e chi è ricco vorrebbe essere felice”.

Quando si parla di lavoro c’è una situazione simile.

Chi non ce l’ha – giustamente – pensa in continuazione voglio trovare lavoro.

Chi ce l’ha spesso pensa voglio cambiare lavoro.

Chi l’ha cambiato  dopo un pò si rende conto di essere passato dalla padella alla brace e ricomincia a pensare … voglio cambiare lavoro.

Bada bene.

Non voglio generalizzare.

Molti hanno trovato il lavoro che amano e sono realizzati, soddisfatti e felici.

Altri ancora non danno così importanza al lavoro.

Il lavoro per loro è un mezzo e non un fine.

Basta che sia un posto sicuro, che dia il necessario per pagare le bollette e vivere decentemente.

Fanno quello che devono fare. Poi vanno a casa e cominciano a vivere.

L’hobby, la famiglia, si godono il week end e poi si ricomincia.

Per loro va bene così, e il lavoro – beati loro – non è un problema.

Ma ci sono altre persone.

Quelle che considerano il lavoro come una forma di espressione e realizzazione di se. Quelle a cui non basta portare a casa lo stipendio ed iniziare a vivere dopo l’orario d’ufficio.

Spesso non sono persone felici. Le capisco bene.

Ci sono passato diverse volte.

Ho cambiato lavoro a 21, a 26 a 30 a 39 anni.

A 50 anni ho aggiunto un nuovo modo per fare il lavoro che amo.

Da quando ho trovato il lavoro dei miei sogni, incontro diverse persone che sono nella stessa barca in cui sono stato io per diverso tempo.

Quale barca?

La barca delle anime in pena.

Mmm ma che lavoro fai tipo Caronte?

Mmm no sono un trainer e counsellor olistico e nel mio lavoro incontro diverse persone infelici.

Di mezzo in effetti c’è l’inferno. Ma non quello dantesco.

Un altro tipo di inferno.

L’”inferno” del lavoro che:

  • non ti piace,
  • non ti da soddisfazione,
  • non ti valorizza come persona
  • non risponde in pieno alle tue aspirazioni
  • si svolge in un contesto disallineato con i tuoi bisogni e valori
  • non ti consente di scaricare a terra le tue passioni o il tuo potenziale.

L’inferno popolato dalle anime in pena che sentono di essere bloccate e non possono fare la differenza.

Per se e per gli altri.

Questo articolo e gli altri contenuti che seguiranno sono dedicati a loro: le anime in pena che – per un motivo o per l’altro – si trovano spesso a pensare … voglio cambiare lavoro.

Voglio cambiare lavoro: la mappa del percorso

Chi è intelligente impara dai propri errori. Chi è saggio impara dagli errori degli altri. Condividi il Tweet

podcastPer iniziare vediamo una “mappa” con i passi del percorso che – se vorrai – faremo insieme.

Un percorso che conduce al “nirvana” lavorativo dove ti farò un po’ da Sherpa online.

Sherpa?

Gli sherpa sono guide esperte dei sentieri impervi e faticosi che portano alle  vette del nepal. Quindi uso “sherpa” nel senso di una  guida che ti accompagna nei sentieri impervi del cambiare lavoro. Sentieri dove è facile perdersi o sbagliare strada. Come è successo a me e a diversi clienti con cui lavoro dal vivo.

Ok, sei pronto?

Sono nato pronto!

Osta carico ;-)! Ok partiamo!

Vuoi cambiare lavoro?

Come vedi il punto di partenza è:

voglio cambiare lavoro.

Se non vuoi cambiare lavoro sei a posto. Non hai un problema.

Se invece vuoi cambiare lavoro si tratta di fare il primo passo.

Un passo importante per non fare flop.

E quale è il primo passo?  Fare un buon curriculum ben curato e senza scrivere troppe bugie?

No. E’ un po’ presto per quello.

Hai fatto chiarezza sui perchè?

Il primo passo è fare chiarezza sui perché.

Il primo di questi perché è perché il lavoro è così importante per la tua crescita, benessere e prosperità.

Si ma lo so già che è importante sennò mica lo vorrei cambiare!

Lo so caro.

Ma come ti ho detto un pò di errori li ho fatti e poi come coach e counsellor li ho visti fare.

Se non hai super chiaro perché il lavoro è così importante per la tua crescita benessere e prosperità corri il rischio a un certo punto di bloccarti.

Vedremo meglio i motivi più avanti.

Principalmente la resistenza alla paura e alla fatica.

Allora è utile aver chiaro fin da subito perché il lavoro è così importante per la nostra anima.

Così avrai una bella spinta motivazionale quando il tuo Ego Infantile resisterà all’idea di cambiare e cercherà di fermarti.

Ok mi hai convinto.Vediamo sto perché e poi via a fare il curriculum!

E daiie con sto curriculum ;-).

Prima ci sono gli altri “Perché”.

Per la precisione:

  • Perché dici voglio cambiare lavoro? Quale è il tuo bisogno di fondo?
  • Perché dovrebbero scegliere proprio te.

Una volta che hai “smarcato” questi perché si passa ai “cosa”.

Hai messo a fuoco le alternative?

Cosa voglio fare? Questa è una domanda importante perché ci sono diversi modi di cambiare lavoro.

Entrano in gioco:

  • il settore (esempio farmaceutico, bancario, assicurativo, chimico, grande distribuzione, metalmeccanico)
  • il ruolo (io spesso lo chiamo “mestiere”, ad esempio: venditore, specialista selezione formazione e sviluppo, training manager, sales manager, addetto al controllo qualità, buyer, consulente legale, web marketer, etc.)
  • l’organizzazione per cui lavori (multinazionale, pmi, associazione, studio associato, te stesso)
  • la location (vicino a casa, lontano da casa, in Italia, all’estero, a casa tua, etc.)
  • la forma contrattuale del nuovo lavoro (tempo determinato, indeterminato, consulente esterno con partita iva, stage, etc.)

Vuoi rimanere nello stesso settore ma cambiare “mestiere”?

Ad esempio rimani nella grande distribuzione ma passi da un mestiere di controllo di gestione ad un ruolo manageriale-commerciale.

Vuoi fare lo stesso “mestiere” ma cambiare settore?

Ad esempio specialista sviluppo risorse umane in azienda della grande distribuzione a specialista sviluppo in azienda chimico-farmaceutica.

Vuoi inventarti un lavoro?

Si, lo so può suonare strano ma vedremo che è una alternativa possibile.

Vuoi diventare imprenditore?

Ad esempio metterti in proprio o lanciare una start-up?

Vuoi fare carriera?

Ad esempio muoverti verticalmente e assumere nuove responsabilità nello stesso settore perché hai una forte esperienza e sei disposto a muoverti in altra organizzazione e location?

Vuoi lavorare da casa?

Queste sono solo alcune delle alternative possibili.

Qui si tratta di analizzare le diverse alternative rispetto:

  • ai tuoi bisogni valori passioni
  • alle tue competenze

che hai messo a fuoco con il primo passo.

Hai messo a fuoco i rischi?

Una volta trovata l’alternativa a te più congeniale passeremo a fare “risk management”.

Ognuno di questi cambiamenti comporta delle sfide, dei rischi da gestire.

Li metteremo a fuoco e troveremo le contromisure.

Solo per farti un esempio: se cambi azienda e settore è probabile che cambi la “cultura organizzativa”.

Un conto – esagero un po’ per farti capire – è lavorare alle poste.

Un altro paio di maniche è lavorare in una start-up del settore delle biotecnologie anglosassone che ha aperto una sede nel sud Italia per beneficiare dei fondi Europei.

Un altro rischio lo corri se vai a lavorare all’estero.

Questo comporta cambiamenti non solo di cultura aziendale ma anche del paese.

Cambia il modo di:

  • percepire il tempo,
  • fornire feedback,
  • affrontare i conflitti,
  • negoziare
  • comunicare,

insomma … cambia un po’ tutto e potresti trovarti come un pesce fuor d’acqua.

Oi ma quanto lavoro per cambiare lavoro!?!?!?

Beh se vuoi puoi anche fare a meno di seguire questo percorso. Vai pure di curriculum ;-).

La domanda da farsi è:

  • voglio cambiare lavoro

o

  • voglio trovare il lavoro più adatto, farlo bene e con soddisfazione reciproca?

Tua e della azienda per cui lavori o dei clienti che hai deciso di servire?

Mmmm beh in effetti è un po’ diverso …scelgo la busta numero due.

Ok bene.

All’attacco!! Vediamo le strategie

Una volta smarcati:

  • i diversi modi per cambiare lavoro
  • ed il risk management,

passeremo ai come.

Cioè le le strategie i metodi e le sequenze passo passo da seguire per:

  • evitare i rischi
  • fare al meglio i diversi “cosa”.

Ad esempio:

  • Come trovare il lavoro che hai scelto di fare (I diversi canali da quelli più noti a quelli meno conosciuti e praticati).
  • Come fare carriera.
  • Come diventare imprenditore.
  • Come inventarsi un lavoro.
  • Come lavorare da casa.
  • Come mettersi in proprio.
  • Come affrontare il colloquio.

Tanta roba!

Osta e in questo articolo facciamo tutta sta roba??!?!?

No.

Se vogliamo fare un bel lavoro – e come avrai capito a me di scrivere gli articoli per la crescita dei puffi non interessa – verrebbe un articolo che a leggerlo servono ore ed ore e – giustamente – ti afflosci.

Ok e allora che facciamo in questo articolo?

In questo articolo partiamo dal primo passo per non fare flop quando vuoi cambiare lavoro.

E come detto il primo passo è mettere a fuoco i perché.

Poi in fondo all’articolo ti spiego come affronteremo i cosa e i come.

Ok quindi iniziamo con il primo perché.

Perché il lavoro è importante per la tua crescita, benessere e prosperità

Lavoro e crescita

Ci sono due relazioni che ti danno enormi opportunità di crescita.

E questo perché ti  “fanno da specchio”.

Come mi fanno da specchio?

Ti aiutano, a vedere aspetti di te che è difficile vedere da soli.

La prima relazione è quella con il partner.

La seconda relazione è quella con il lavoro.

Al lavoro infatti passi ore ed ore e vengono fuori tante informazioni sul tuo mondo interiore che allargano la tua consapevolezza interiore:

Schemi mentali?

Si, ad esempio in che modo interpreti:

A sua volta mettere a fuoco il tuo mondo interiore aiuta il tuo benessere e la prosperità futura.

Lavoro e benessere

Il primo motivo per cui il lavoro è importante per il tuo benessere è che:

fare un lavoro che non ti piace porta a problemi di salute nel medio lungo termine (fonte).

Secondo motivo per cui il lavoro è importante per il tuo benessere:

lo stress.

Lo stress è un killer spietato e subdolo che ti uccide lentamente.

Ohh aspetta che tocco ferro

Si giusto vedrai che conta!

Al lavoro lo stress ci sguazza.

In che senso?

Nel senso che al lavoro ci sono infinite cause di stress.

Ad esempio:

  • ambiente di lavoro fisico (rumori, temperatura, ergonomia delle postazioni, etc.)
  • ambiente “sociale” (il clima, il livello di stress dei colleghi: lo stress infatti è cumulativo e contagioso)
  • quanto il lavoro che fai è allineato ai tuoi bisogni
  • quanto quello che fai è allineato alle tue passioni
  • quale è il livello delle tue competenze rispetto al lavoro che fai (se è troppo alto o troppo basso lo stress è ga- ra- nti- to!)
  • quanto la cultura organizzativa è allineata ai tuoi valori
  • quanto è chiaro il tuo ruolo
  • il livello di richieste che il tuo ruolo ti fa rispetto alle risorse che hai a disposizione (oltre alle competenze il tempo, energia, livello di attenzione, network, etc)

Lavoro e prosperità

E cche è sta prosperità?!?!

E’ … ricchezza.

Ricchezza economica, di salute, di soddisfazione, realizzazione e felicità.

Per ragionare sul collegamento tra lavoro e prosperità usiamo il conceto giapponese di “Ikigai”.

Ikigai significa ragion d’essere, ragione di vita.

E’ un pò il “nirvana” lavorativo su questa terra.

Apperò bello sto coso giapponese dove si compra?

E’ composto da quattro “ingredienti”.

I 4 ingredienti che compongono l’Ikigai sono:

  • Amore per ciò che si fa (That which you love)
  • Utilità per gli altri di ciò che si fa (That which the world needs)
  • Qualcuno che è disposto a pagare per ciò che fai (That which you can be paid for)
  • Saper fare bene ciò che fai (That which you are good at)

In base a quanto questi ingredienti sono “allineati” (cioè sono presenti contemporaneamente in ciò che stai facendo al lavoro) puoi avere diverse situazioni.

Ho messo i numeretti per aiutarti.

La prima situazione (1) è quella in cui fai una cosa che:

  • serve agli altri,
  • ti viene bene
  • ami fare.

Peccato che in questa situazione non ci siano persone disposte a pagare per ciò che ami fare.

In questo caso hai diversi livelli di prosperità tranne quello economico: sei uno squattrinnato.

Va bene se sei già ricco sfondato come Bill Gates, o giù di lì.

Mmmmm ok vediamo gli altri allora che ciò ancora il mutuo da pagare 😉

Ok allora c’è la seconda situazione (2).

In questo caso:

  • fai una cosa che serve,
  • le persone sono disposte a pagare per averla
  • ti piace un sacco farla

ma non hai competenze adeguate.

Qui i soldi ci sono.

All’inizio sei anche bello contento ma poi arrivano i guai: stress a manetta, ansia, mancanza di sicurezza.

Oppure non sai che sei un incompetente e fai danni.

Danni?

Si fai danni a te o agli altri.

Ti faccio un esempio.

Ho letto un articolo di un giovane blogger, un aspirante coach che intanto si è messo a scrivere articoli sul web.

Si vede che gli piace e scrive anche cose potenzialmente utili.  

Ma in certi casi non ha le competenze.

Ad esempio in un  articolo sui tipi psicologici ha scritto che certi tipi  introversi sono “lenti” e “indecisi”.

In questo modo – in buona fede – crea disinformazione e alimenta pregiudizi.

Già certe persone con preferenze introverse fanno fatica ad accettare il loro tipo di personalità.

Se poi leggono queste cavolate e le scambiano per una fonte autorevole il patatrac è fatto.

La terza situazione (3) è quella in cui:

  • fai una cosa che serve,
  • vieni pagato
  • e la sai fare anche bene.

Ma …………… ????

Esatto c’è un ma …

non fai ciò che ami fare.

E prima o poi la tua anima bussa.

Come bussa?

Diciamo che si fa sentire tramite lo stato d’animo e certi pensieri.

Ad esempio hai una sensazione di vuoto e pensi “beh? tutto qua?

Mmm anche questa non è che mi garba tanto 🙁.

Ok, allora c’è la quarta situazione (4). Quella in cui:

  • fai una cosa che ti piace,
  • sei bravo
  • e ti pagano anche.

Osta che figata!

Si in effetti.

Ma – sempre in base ai bisogni e valori – a qualcuno questa situazione non sta bene.

E perché mai?

Perché fanno una cosa che:

  • non serve a niente
  • addirittura nuoce alla società.

Ad esempio????

Beh ad esempio sei un bravissimo commerciale, ami vendere, ami stare in relazione con i clienti ma il servizio che vendi sono le slot machine per i bar.

Se il bisogno di fare qualcosa di utile alla società non viene a galla tutto a posto.

Se invece comincia a farsi sentire ti assicuro che non stai bene.

Io ho lasciato il mio posto in banca anche per quel motivo.

Ma come vendevi le slot machine in banca?

Mmmm quasi ;-).

A volte mi si chiedeva di vendere cose che non erano proprio proprio utili e necessarie. Anzi spesso erano rischiose per certi tipi di risparmiatori.

Allineamento di tutti gli ingredienti: Ikigai

Ok e dulcis in fundo c’è l’Ikigai: dove fai una cosa che ami, che serve, ti viene bene e … ti pagano anche ;-).

Ohhh spettacolo.

Si confermo!

 

L’importanza di fare un lavoro che ti soddisfa per il benessere e la prosperità dei  tuoi figli

Se hai dei figli c’è un altro motivo per cui stare alla larga da un lavoro che non ti soddisfa.

Molti pensano che arrivare tardi dal lavoro sia nocivo per i figli.

Uno studio dimostra che non è così.

Può condurre a sensi di colpa per te ma i tuoi figli sono a posto.

Ciò che nuoce ai figli invece è quando torni a casa (a qualsiasi ora) da un lavoro che non ti soddisfa (fonte)

Capperini allora bisogna proprio che mi dia una mossettina ;-).

Ok smarcati un po’ di perché è importante trovare un lavoro che ti dia soddisfazione e che non porti a stress eccessivo passiamo ad un altro perché.

Perché vuoi cambiare lavoro? Il seme dell’intento

Mentire a noi stessi è ben più radicato nella nostra anima del mentire agli altri. F. Dostoevsky. Condividi il Tweet

Ecche è sto seme anche questo roba giapponese?

No è “roba” indiana … ma è una storia lunga te la racconto un’altra volta.

Per ora stiamo al succo del discorso. L’intento è ciò che vuoi fare.

Il seme dell’intento è cosa ti spinge a fare ciò che vuoi fare.

Spesso sappiamo cosa vogliamo fare.

Ad esempio:

voglio cambiare lavoro.

Ma non indaghiamo il perché a sufficienza, o ce la raccontiamo per diversi motivi.

Il  seme dell’intento e la risoluzione dei problemi

Se ho una settimana per risolvere un problema passo 6 giorni a definirlo e la soluzione sarà evidente. A. Einstein Condividi il Tweet

Il seme dell’intento ti aiuta a definire correttamente il problema.

Quando affiora  l’intento voglio cambiare lavoro ti aiuta usare la doppia domanda.  

Non solo cosa voglio fare, ma anche:

perché voglio cambiare lavoro?

Ad esempio .. “vorrei fare il manager”. Ottimo. Ma qual’è il seme?

  • si guadagna di più?
  • hai più potere?
  • hai maggiore visibilità?
  • fai un passo in direzione della carrriera che hai in mente?
  • puoi decidere di più?
  • pensi di guadagnare l’approvazione di una persona per te importante?
  • vuoi misurarti di nuovo in un “mestiere” dopo avere acquisito nuove competenze?
  • oppure ti piace fare crescere le persone, accompagnarle lungo i sentieri della crescita e del benessere ma non ami il rischio.

Sono cose importanti da mettere a fuoco prima di partire lancia in resta a inviare curriculum.

Cambiare lavoro per un motivo diverso da quello che hai in mente potrebbe rivelarsi un boomerang.

Un boomerang?

Si se scopri dopo aver cambiato lavoro che il cuore non è allineato dove trovi la “benzina motivazionale” per fare bene il tuo nuovo “mestiere”?

Oppure,  come è accaduto a me,  potresti avere in ballo due proposte nello stesso  periodo.

Come fai a decidere tra le due in modo consapevole ed efficace se non hai ben chiaro cosa ti ”muove”?

Cosa mi muove?

Nel senso di cosa è più importante per te, quali sono le molle motivazionali.

Oppure facciamo un altro caso.

Quando cambiare lavoro non è la soluzione migliore

Quando non possiamo cambiare una situazione dobbiamo cambiare noi stessi. Viktor Frankl. Condividi il Tweet

Mettiamo invece che il tuo lavoro tutto sommato non sia malvagio. E’ coerente con gli studi che hai fatto, la retribuzione è soddisfacente e l’azienda ha valori di fondo allineati con i tuoi. Sarebbe quasi “perfetto”. Se solo il tuo capo a volte non fosse un vampiro energetico.

Vampiro energetico?

Nel senso che ogni tanto usa tattiche manipoltorie e riesce a farti sentire in colpa quando gli dici di no.

Quindi capita che dici di si perchè cedi alle pressioni manipolatorie ma questo ti pesa.

Ti senti triste, frustrato, arrabbiato ogni volta che ti ritrovi a dire si una cosa che di fatto va oltre ciò che saresti tenuto a fare.

La tentazione è pensare di cambiare lavoro.

Comprensibile. Ma potrebbe non essere la soluzione più adatta.

La soluzione potrebbe essere cambiare te stesso.

Ma come e io che centro?

Nel senso di sviluppare le tue competenze di comunicazione assertiva.

In questo modo impari come trattare il tuo capo e quelli come lui. 

Chi gli str##zi?

No, le persone che ancora non hanno imparato a portare avanti le loro richieste nel rispetto dei bisogni degli altri.

Si ma sono loro così e perchè devo cambiare io?

In effetti ti capisco, ma se ci pensi, se fai quello che hai sempre fatto otterrai quello che hai sempre ottenuto.

Domanda.

Il tuo capo appena sei arrivato a quel lavoro com’era?

Era un agnellino.

Ecco appunto.

Il rischio che si corre se si cambia un lavoro per non cambiare noi stessi è di ritrovarsi dalla padella alla brace.

Nel senso che spesso quel tipo di persone ce le andiamo un pò a cercare.

Non perchè siamo masochisti. 

Il tutto avviene in modo inconsapevole

Ok va bene.

E se invece al mio lavoro non c’è un problema col capo ma con il lavoro in se?

Ok, se analizzando li “seme” dell’intento capisci che nel lavoro attuale

  • non riesci a scaricare a terra la tua passione
  • devi mettere da parte i tuoi valori

allora si tratta di trovare un lavoro dove potere scaricare a terra la tua passione e agire in modo allineato ai tuoi valori.

Avrai messo a fuoco la passione ed i valori che ti servono da bussola per scegliere il tuo futuro migliore.

Benvenuto nel club.

Ohhh ohhh finalmente mandiamo via il curriculum … che su Likedin c’era un articolo su come scrivere …

Ei fermatiiiiii con sto curriculum.

Manca ancora l’ultimo perché.

Perché dovrebbero scegliere te?

OK con il passo precedente hai messo a fuoco il tuo perché, il tuo “voglio”.

Facendo chiarezza sui i tuoi bisogni valori passioni hai messo a fuoco le tue spinte motivazionali.

E’ necessario e abbiamo visto perché.

Ma non è sufficiente.

Infatti immagino che il tuo obiettivo non sia solo cambiare lavoro ma cambiare lavoro e avere successo in quel lavoro giusto?

Beh certo mica voglio arrivare lì e poi fare un bel flop!

Allora come abbiamo visto sopra con la mappa dell’ikigai c’è un punto importante da smarcare.

Le competenze.

La risposta alla domanda “perché dovrebbero scegliere me” è che hai:

  • la spinta motivazionale necessaria e “allineata” al nuovo lavoro
  • un buon bagaglio di “sapere”
  • e il “saper fare” allineato.

Un saper fare non solo in ambito tecnico. 

Ma hai anche le soft skills (in italiano le competenze trasversali).

Cosa fare quando non hai le competenze allineate al mestiere che vuoi fare

Ok allora mettiamo un caso disperato.

Metto a fuoco le competenze che mi servono nel lavoro che vorrei fare e scopro che ancora non sono pronto.

Mi butto dalla barca delle anime in pena così la faccio finita una volta per tutte?

Oi come sei tragico!

No non mi sembra proprio il caso.

Per prima cosa clicchi qui  e liberi tempo per dedicarlo allo sviluppo delle tue competenze.

Poi, intanto che alleni le competenze che ti servono c’è una cosa che puoi fare per non soffrire le pene dei dannati dell’inferno lavorativo.

Ah si. Ficus! Cosa devo fare?

Lo vediamo subito.

Poi facciamo un bel riassuntone e ti racconto in che modo puoi fare i prossimi passi del percorso.

Come cambiare la percezione del tuo lavoro

Non siamo turbati dalla realtà ma dalle nostre opinioni sulla realtà. Epitteto. Condividi il Tweet

Intanto che ti costruisci i muscoli che ti servono per cambiare lavoro puoi:

  • limitare la tua infelicità
  • migliorare la tua vita professionale

senza lasciare fisicamente il posto di lavoro attuale.

Osta e come faccio?

Lavori sulla tua mente. Per la precisione sulla tua percezione della realtà.

Come visto nell’articolo sulla percezione l’interpretazione parte da cosa guardi di un aspetto della realtà e che significato le dai.

Ma che stai dicendo in che senso il significato???

Ok per farti capire meglio come funziona questo meccanismo c’è una storiella.

Ha un contenuto semplice, quasi banale  ma aiuta a capire come il modo in cui guardi alle cose, e il significato che dai a qualcosa può fare la differenza.

Capito il “processo”, cioè il meccanismo  lo puoi applicare a qualsiasi “contenuto” e quindi anche al tuo attuale lavoro.

Magari scopri che poi così schifo non fa oppure questa “operazione mentale” ti aiuterà a rendere più tollerabile l’attesa intanto che hai i muscoli pronti.

Ok mi intriga sta roba vai con la storiella.

Gli spaccapietre, la percezione e lo stress autogenerato

Cambia il modo di guardare le cose e le cose che guardi cambiano. Wayne Dyer Condividi il Tweet

Durante il Medioevo, un pensionato si trovò a passare nei pressi di un cantiere.

Osta anche nel medioevo usavano questo passatempo?

Non credo ma a me piace raccontarla così ;-).

C’erano degli uomini, seduti per terra, scalpellavano delle rocce per ricavare dei blocchi di pietra da costruzione.

Il pensionato si avvicinò al primo degli uomini.

Lo guardò con compassione.

Era tutto sudato e impolverato e si leggeva una fatica terribile.

“Che cosa fai?”, chiese il pensionato.

“Non lo vedi?” rispose l’uomo. “Mi sto spaccando la schiena“.

Il pensionato non disse nulla e riprese il cammino.

Passò al secondo spaccapietre.

Era altrettanto stanco, sudato, impolverato. “Che cosa fai?”, chiese anche a lui, il pensionato.

“Non lo vedi?

Lavoro da mattino a sera per mantenere mia moglie e i miei bambini“, rispose l’uomo.

In silenzio, il pensionato riprese a camminare.

Più avanti c’era un terzo spaccapietre.

Era sudato, impolverato e affaticato, come gli altri.

Ma sembrava stranamente sereno e soddisfatto.

“Che cosa fai?”, chiese il pensionato.

“Non lo vedi?”, rispose l’uomo, sorridendo tutto fiero.

Sto costruendo una cattedrale“.

Ok e allora quale è la morale?

Come vedi la situzione è la stessa ma quello che cambia è come viene interpretata: il significato che dai a ciò che accade.

Fino a quando non sarai pronto per cambiare lavoro non hai controllo sulla situazione.

Molto probabilmente ci sono aspetti del tuo lavoro che non ti soddisfano.

Ma come diceva Freud un adulto la realtà l’accetta o la cambia.

In attesa di cambiarla puoi fare in modo di renderla più accettabile mediante la “ristrutturazione”  cognitiva.

Eccolo con le parolacce.

Nel senso di cambiare il significato di ciò che accade.

Osta ma uffi ma se a me proprio proprio proprio il mio lavoro non mi piace e ancora non ho ste “competenze” non ci sono altre alternative?

Si Freud ne offre una terza: ti lamenti ;-).

A voce alta e così vampirizzi un po’ di energia agli altri.

Tra te e te così ti autovampirizzi un po’ di energia per i fatti tuoi.

Mmmm vabbè allora rimetto l’Ego Infantile nel seggiolone e faccio sto restauramento cognitivo

Ma qualche dritta pratica?

Un esercizio di “ristrutturazione” della percezione

Certo puoi fare questo esercizio molto semplice.

Prendi una parte del lavoro che non ti piace. Ce l’hai?

Ok ce l’ho.

Ok ora fatti queste domande:

  • “a cosa serve questa attività?
  • “quale è il fine ultimo”
  • “ a cosa porta questo risultato?”
  • “chi ne beneficia?”.

L’altro giorno ho dovuto fare un lavoro a mio avviso inutile e che drenava il mio tempo e le mie energie.

A proprosito di energie dopo un po’ mi sono reso conto che ne stavo consumando il doppio perché una parte di me stava resistendo.

Allora ho pensato al caro vecchio psicologo barbuto con la fissa del sesso e mi sono chiesto:

“posso cambiare la situazione?”

Dopo aver risposto no ho pensato

“ ok allora stop al lamentismo e via con la ristrutturazione cognitiva”.

Facendomi quelle domande ho trovato un altro perché.

Mettere in condizione la mia cliente di apprezzare fino in fondo un progetto che stavo costruendo.

Il lavoro – da un certo punto di vista – rimaneva senza una utilità pratica immediata. Ma cambiando al modo di guardare a quella cosa, e quindi cambiando la percezione, si è affievolito il livello di tensione che si accompagnava a quel compito.

Bene abbiamo terminato con i perché e visto anche un approccio per ridurre le pene in attesa di essere pronto a cambiare lavoro.

Riassunto

E’ ora di fare un bel riassunto visto che abbiamo messo un po’ di carne al fuoco.

  • Il lavoro è una dimensione molto importante della nostra vita.
  • Ha un impatto sulla nostra crescita, benessere e prosperità.
  • Se abbiamo figli ha un notevole impatto anche su di loro.
  • Se siamo stressati, insoddisfatti o infelici i nostri figli ne risentono.
  • Di fronte alla insoddisfazione del lavoro ci possono essere diverse reazioni.
  • Paralisi: vorremmo cambiare ma abbiamo paura o non vogliamo sopportare la fatica del cambiamento. In questi casi è utile ricordarsi dei punti precedenti.
  • Frenesia (canaglia): pur di cambiare procediamo senza analizzare la situazione, cosa ci muove, le alternative prossibili i rischi e le contromisure.
  • La conseguenza più grave è che così facendo si rischia di passare dalla padella alla brace.
  • A volte per risolvere il problema non è necessario cambiare noi stessi ma i nostri comportamenti.
  • In altri casi ancora è possibile risolvere o attenuare il problema senza cambiare lavoro o comportamento ma “semplicemente” lavorando sul nostro atteggiamento.
  • Una volta che abbiamo chiari i perché del cambiamento è più facile passare alle alternative e alle successive strategie per avere il massimo successo e soddisfazione.
  • Faremo la messa a fuoco delle alternative e delle strategie nei prossimi contenuti che ti spiego alla fine dell’articolo

Ok, questo primo articolo è terminato.

Come ti dicevo ti avrei spiegato come puoi ottenere i prossimi contenuti.

Corso via mail gratuito: la guida definitiva per cambiare lavoro

L’idea è quella di fare un corso gratuito via mail.

In questo modo:

  • spezzetto i contenuti in quantità “digeribili” per me da scrivere e per te da leggere
  • riceverai le mail del corso una volta alla settimana (tempo lettura per circa 3-5  minuti)
  • puoi farmi richieste specifiche via mail
  • userò i contenuti delle mail per fare degli articoli che pubblicherò ogni 6-8 settimane circa

E così:

  • tu hai i contenuti in anteprima
  • io mi ritrovo tra sei mesi ad aver scritto le 30-35.000 parole senza quasi accorgemene e ne faccio un libro.
  • il libro a chi si è iscritto al corso ora glielo regalo
  • agli altri se vorranno lo comprano su amazon 😉

Sounds fair?  Come ti suona?

Mmm interestinghese … ma di che si parla in sto corso via mail?

Allora questi sono i contenuti su cui ho già preparto del materiale poi come ti dicevo dipende anche un pò dalle domande che ricevo.

Argomenti del corso

  • Come cambiare lavoro: i passi per non fare flop (ripasso, passi mancanti ed esercizi consigliati)
  • I diversi canali per trovare lavoro: quelli più noti e quelli a cui non avevi pensato
  • Come “creare” il lavoro dei tuoi sogni
  • Lavorare da casa
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  • I tuoi valori e quelli della cultura aziendale: il metodo per capire se siete allineati
  • Perché il curriculum da solo non basta: completalo in questo modo
  • Come prepararsi al colloquio di lavoro
  • Come affrontare il colloquio di lavoro
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  • Come lasciare il vecchio lavoro: 3 errori da non fare
  • Hai trovato il lavoro, complimenti! Cosa fare nei primi 100 giorni per avere successo nel nuovo lavoro

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In ogni caso ora ti saluto e alla prossima.

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In ogni caso dacci sotto e enjoy!

Come diceva Carlos la vita è breve ma è larga :-D!

Alla prossima. Mirco

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